Il mio augurio per il 2017: fate bei sogni

In ritardo su tutto, dopo qualche mese di assenza alle prese tra lavoro, ansia e pigrizia riparto da qui con un augurio e una storia. Quest’anno lascio da parte i buoni propositi, che tanto si sa come vanno a finire, e vi lascio un augurio speciale: fate bei sogni … che a volte si avverano e male che vada nei cassetti c’è sempre spazio per riporli (magari insieme ai vecchi buoni propositi). Se pensate di non essere sulla strada giusta mettete in valigia ciò che avete studiato, vi servirà per il viaggio, e concentratevi solo su ciò che siete e che volete diventare. Il percorso è lungo e faticoso, forse un anno non basterà, ma vale la pena provarci. Io l’ho fatto e dopo cinque anni di cammino, ho finalmente trovato l’opportunità che stavo cercando. Un nuovo inizio. Non senza ansie e paure, quelle non muoiono mai, ma con la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta, quando tutti (o quasi) pensavano che lasciare una carriera da avvocato per un lavoro incerto fosse pura pazzia. Non è mai stato facile giustificare la mia scelta, così per semplificare rincorrevo a Massimo Gramellini, anche lui è laureato in Giurisprudenza eppure non ha fatto l’avvocato. Oggi, attraverso questo blog, sono circondata di storie di percorsi non convenzionali che mi fanno compagnia nei momenti no, ma fino a qualche anno fa la sua era la mia unica consolazione ed è per questo che riparto dalla sua storia. Nel suo libro edito da Longanesi, “Fai bei sogni”, che se non avete ancora letto vi consiglio assolutamente, racconta dei suoi esordi quando il suo futuro nel mondo del giornalismo non era ancora scritto.

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Venni convocato in ufficio dal suo capo per prenderne il posto. Si chiamava Orso ed era il primo giornalista che vedevo all’opera. Dopo avergli parlato, pensai sarebbe stato anche l’ultimo. <<Non ho capito se sei un pazzo o se hai avuto un’infanzia difficile. Un’ipotesi non esclude l’altra, ovviamente. Ma io propendo per la prima: un pazzo. Quindi con me ti troverai bene. Il tuo compito principale consisterà nell’andare a prendermi il caffè al bar senza versarne troppo sulle scale. Ti avverto: non hai alcuna possibilità di essere assunto, ma anche nell’ipotesi di pura fantasia che un brutto giorno tu riuscissi a coronare il tuo incubo e diventare giornalista, ti faccio fin d’ora le mie condoglianze perché si tratta di un mestiere di merda. Accetti?>> Risposi di sì e mi ritrovai a battere a macchina brevi deliri su discipline sportive a me ignote come il pallone elastico e il tamburello per un compenso di mille lire a notizia: il prezzo di una brioche. Ero finalmente qualcuno. Il sogno di scrivere si era materializzato in forma imprevedibile, quando avevo creduto di non desiderarlo più. Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare una vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione”.

Non ignorate i segnali, fermatevi ad ascoltarli e mettetevi in movimento, il momento giusto  è ora.

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