Come passare da: “ho un lavoro ma non mi soddisfa” a “faccio quello che mi piace”, quattro chiacchiere con Danila Saba

Ci sono tanti buoni motivi per decidere di abbandonare un lavoro: un capo insopportabile (ne so qualcosa per il mio lavoro precedente), una retribuzione insoddisfacente (sì, non fa piacere), nessuna prospettiva futura (che ci sto a fare allora?)… Ma sfortunatamente non c’è nessuna formula magica che possa aiutarti a lasciarti alle spalle un lavoro o un ambiente lavorativo insoddisfacente, senza sensi di colpa, per dedicarti a un’attività appagante, magari un lavoro tutto tuo da gestire in piena autonomia. Quindi che si fa? No, non si getta la spugna! Si cerca una risposta nelle storie di chi c’è già passato prima di noi, come Danila Saba tecnicamente HR Specialist & Outplacement Consultant, in pratica un vero e proprio GPS per la realizzazione professionale. Danila non solo ha vissuto sulla propria pelle un cambiamento professionale, scegliendo di abbandonare il posto fisso in un’azienda per mettersi in proprio e oggi aiuta le persone a trovare la propria strada nel difficile mondo del lavoro. E ora bando alle ciance, scopriamo il suo identikit!

ANNO DI NASCITA: 1974
DIPLOMA: RAGIONERIA, Cagliari
LAUREA: SCIENZE DELL’EDUCAZIONE, Università degli studi di Cagliari
PROFESSIONE: JOB COACH
SEGNI PARTICOLARI: Professionista Finalmente Libera e Sarda Testa Dura
SITO: www.danilasaba.it

Come è nata la decisione di abbandonare il sacro tempo indeterminato (come lo definisci nel tuo blog) per dedicarti a un’attività tutta tua? Quali sono le principali difficoltà che hai riscontrato? La tua posizione economica è migliorata?
Ho sempre avuto un po’ il pallino di fare le cose a modo mio. Sono una sarda testarda e metto il cuore in ciò che faccio. Mi piace che le cose funzionino bene e che le persone siano sempre rispettate nella loro identità e dignità. Negli ultimi tempi in azienda non sentivo condivisi i miei valori. Ed allora ho iniziato a sognare un lavoro tutto per me, pensato da me e organizzato secondo i dovuti crismi. Per me sognare significa immaginare alternative ed anche valutare per bene. Non amo i salti completamente al buio quindi prima di mollare tutto ho valutato il mio settore, se ci fossero possibilità, cosa offriva il mercato, se c’erano problemi di riscossione dei crediti. Insomma… una valutazione da ragioniera (giusto per usare a mio favore un diploma che non era ciò che volevo fare…). Poi ho avuto dalla mia parte mio marito che mi ha sempre detto di credere in me e nel mio valore. Questo secondo me è un aspetto determinante per iniziare una attività in proprio. Infatti il “problema” (chiamiamolo così anche se non amo questa parola) quando lavori in proprio è proprio il senso di solitudine che ti assale quando senti che la responsabilità, che volevi!, è tutta lì sulle tue spalle. Per contro c’è una grande soddisfazione quando vedi che ciò che hai creato serve alle persone, le aiuta, le rende più felici e sei stata tu a pensarlo per loro! Ti fa camminare ad un metro da terra! La soddisfazione delle mie clienti è per me motivo di orgoglio!

Quali sono le principali difficoltà che hai riscontrato? La tua posizione economica è migliorata?
La difficoltà più grande è stata il fatto di non uscire di casa tutti i giorni per andare in un ufficio, non vedere i colleghi e fare la pausa caffè da sola. Lavorando spesso da casa si fa fatica a distinguere il tempo del lavoro da quello della famiglia e dello svago. E spesso quando mi guardo intorno mi scatta il raptus della desperate housewife e parto a rassettare la casa! Ma esistono i co-working quindi questo è un problema risolvibile. Quando ho deciso di lasciare l’azienda presso cui lavoravo, ho deciso di aprire subito partita IVA spinta dell’esigenza di darmi un’identità chiara e visibile al mondo. Quando lasci l’azienda cui hai appartenuto per anni un pochino ti senti spaesato. Io ho desiderato darmi un nome subito e presentarmi ai clienti con professionalità. La mia posizione economica è sicuramente migliorata. Devo dire che un altro punto dolente del lavorare in azienda per me è stato proprio uno stipendio da fame! Nonostante 8 anni di dedizione e di sgobbo! Peggio per loro… non sanno che perla hanno perso! 

In cosa consiste il tuo lavoro odierno e come si svolge?
Io mi occupo di orientamento professionale, materia poco conosciuta in Italia perché ci si orienta pochissimo! In pratica aiuto le persone (principalmente le donne ma ho anche clienti uomini) a scoprire/riscoprire i propri talenti, le proprie competenze, abbattere le convinzioni che ci limitano, individuare il lavoro dei loro sogni, individuare una strategia di self marketing appropriata per farsi conoscere dalle aziende che sono il nostro target… insomma cambiare lavoro e trovare la propria realizzazione professionale. Inoltre le aiuto a mettere a posto il cv e preparare i colloqui. Molto spesso la dimensione lavoro è strettamente legata ad altri aspetti della vita (famiglia, tempo libero, amici, soldi) per cui faccio anche attività di coaching per aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi anche personali. Si svolge principalmente via Skype, via mail ed anche con gruppi segreti su Facebook (come per il “workshop trova il lavoro che ami”) ma mi sto attrezzando per gli incontri di persona perché amo parlare con la gente faccia a faccia. E mi manca la formazione in aula come facevo in azienda!

Quali sono le principali paure e difficoltà che hai riscontrato nelle persone che si rivolgono a te per cambiare professione?
Potrei parlare per ore di questo argomento! Tante persone non sanno riconoscere le proprie competenze quindi fanno fatica a raccontarsi e a vedersi in altre vesti. Il sapersi raccontare è un aspetto determinante se vuoi cambiare lavoro, qualunque forma abbia il lavoro che vuoi fare. Poi c’è una larga fetta che ha una bassa autostima quindi tende a sottovalutarsi, non crede nelle proprie potenzialità e finisce per sprecare i propri talenti non trovando un filo conduttore. Di solito nel dubbio sta ferma a patire. Alcuni hanno un problema non tanto con la professione ma con l’azienda che non rispecchia più i propri valori e hanno timore di guardarsi intorno e cambiare. Ci sono poi le persone che pensano che “ormai è troppo tardi” ma una voce dentro grida che desidera la felicità. Tanti fanno il lavoro che mamma o papà volevano per loro e non sanno come venirne fuori; altri non hanno chiaro la scala dei propri valori quindi entrano in conflitto (è il caso della mamma lavoratrice). In tutti i casi il mio ruolo è quello di un osservatore esterno non coinvolto emotivamente (no papà, mamma, moroso) che guarda la situazione dal di fuori e ti fa da specchio dicendoti quale è il rimando che dai al mondo aiutandoti a fare i passi più funzionali per te verso la tua realizzazione professionale e personale.

Agli occhi esterni, chi decide di abbandonare un percorso professionale può essere visto come una persona indecisa, con le idee poco chiare. Una caratteristica che può rappresentare un ostacolo per chi cerca di rimettersi in gioco in una nuova professione. Come riuscire a trasformare il cambiamento in un punto di forza durante un colloquio di lavoro?
Se mi avessi fatto questa domanda qualche anno fa, quando facevo la Recruiter e non c’era la crisi, ti avrei detto che i “salti” nel curriculum sono considerati “volubilità”: la persona non ha chiaro cosa vuole o non sa stare in un posto e saltella. Oggi le cose sono decisamente cambiate. Siamo in un mondo che corre, cambia, evolve alla velocità della luce e ci chiede di fare altrettanto. E’ proprio colui/colei che è votato al cambiamento, che è flessibile che troverà maggiori chance. Non siamo più nell’era del “lavoro 30 anni nella stessa azienda” come i nostri padri e nonni. Oggi si cambia lavoro ogni 3/5 anni e nessuno se ne stupisce più. Una cosa è certa: bisogna argomentare. Se ti presenti ad un colloquio e alla prima domanda sul cambiamento cadi in fallo e balbetti una risposta stranita… beh… sarai considerato indeciso. Ma se invece sai spiegare il perché delle tue scelte, anche ammettendo i tuoi errori di valutazione lungo il percorso, difficilmente sarai scartato perché considerato indeciso. Io credo che per trasformare il cambiamento in un punto di forza bisogni anzitutto credere che quel cambiamento sia un punto di forza e poi farlo capire a chi ho di fronte. Questo si ottiene preparandosi prima dei colloqui e non cascando come pere mature alla prima domanda sulle proprie aspirazioni.

Una curiosità personale. Durante la mia esperienza di colloqui, mi è capitato di incagliarmi alcune volte in questa domanda, a cui non so mai cosa rispondere e se devo dirla tutta non riesco a capirne il senso: “ Perché dovremmo scegliere lei tra tanti candidati? ”. Che risposta suggeriresti?
Questa domanda si fa per sondare la motivazione al lavoro. Se la persona è motivata resterà in azienda e produrrà. Con buona pace di tutti. Se non è motivata con molta probabilità se ne andrà alla prima occasione lasciando l’azienda in panne ad arrabattarsi per trovare velocemente un sostituto. Quando si fa questa domanda si sta chiedendo: perché hai scelto proprio la mia azienda?? Ti prego… dimmi che ti piace lavorare qui perché noi siamo in gamba, abbiamo il prodotto più figo e il personale più capace! Ti prego… non dirmi che stai solo cercando un qualsiasi lavoro e che la mia azienda è come quella di tanti altri. A questa domanda si risponde spiegando quale valore aggiunto portate: penso di essere la persona adatta per questa posizione perché ho queste competenze.. (…), queste passioni (…), e so anche… (…). Bisogna mettere in luce le nostre migliori qualità in relazione a QUELLA SPECIFICA AZIENDA. Per rispondere bene bisognerà cercare informazioni sull’azienda e sulla posizione per cui ci candidiamo. Altrimenti daremo le solite risposte ovvie.

Concludiamo, con la domanda da un milione di dollari: come si fa a trasformare la propria passione in un vero e proprio lavoro?
Mi chiedi gli ingredienti? Beh… posso darti la mia personale ricetta segreta. Per me è importante avere molto coraggio, coraggio di vedere come andrà a finire, coraggio di credere che ce la farai, coraggio di cambiare. E poi tanta preparazione. Non ci si improvvisa. Si studia, si legge, si cercano informazioni, si parla con le persone chiave, ci si prepara tecnicamente e psicologicamente. E poi network a go go: si partecipa ai gruppi, si cercano amici che ti somiglino, ci si circonda delle persone giuste e non di disfattisti. Io, da che sono in proprio, ho conosciuto persone meravigliose che hanno arricchito la mia vita professionale e personale dandole un gusto tutto nuovo. 

 

 

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3 pensieri su “Come passare da: “ho un lavoro ma non mi soddisfa” a “faccio quello che mi piace”, quattro chiacchiere con Danila Saba

  1. Ciao…mi sn rivista in quello che c’e’ scritto nel tuo blog.mi piacerebbe avere un colloquio cn te.io amo il mio lavoro ma mi sn sentita derubata e delusa!nn vedo crescita e soddisfazione economica….vedo che gli ultimi arrivati godono delle mie fatiche!be’allora nn ha senso per me!io mi sento migliore di loro….aiutami a capire come fare!grazie

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