Due apicoltori con la filosofia per la testa, la storia di Chiara ed Emanuele

Al cuor non si comanda. Eppure, a volte anche seguire le proprie passioni non basta per ottenere i risultati sperati. È la storia di Chiara Usseglio Mattei ed Emanuele Siragusa, due giovani torinesi, entrambi laureati in Filosofia, a pieni voti e senza ritardi con il sogno nel cassetto di diventare insegnanti di Filosofia e Storia. Per fare questo, hanno sostenuto gli esami integrativi previsti dal piano scolastico per poter insegnare entrambe le materie. Si sono iscritti alle classi di concorso e si sono messi in attesa di una chiamata. Ma il tempo passa e il telefono non suona mai, così decidono di concedersi un viaggio premio per la laurea attraverso l’organizzazione WWOOF, che permette di imparare un nuovo mestiere all’interno di un’azienda agricola. In cambio del proprio lavoro, viene offerto vitto e alloggio. Da qui la scoperta dell’apicoltura e la decisione a piccoli passi di farne un vero e proprio lavoro. Attraverso un’intervista telefonica con Emanuele ho cercato di scoprire la loro storia e questo è quello che è venuto fuori!

“Tutto è iniziato per caso da una vacanza lavoro con l’organizzazione WOOOFF – racconta Emanuele – volevamo partire dall’Astigiano per poi spostarci verso il sud in un viaggio lungo l’Italia, ma ad Aramengo in provincia di Asti, la nostra prima tappa, ci siamo appassionati di apicoltura e abbiamo deciso di fermarci. Siamo sempre stati interessati alla campagna e questo viaggio è stata l’occasione per riscoprirla, intanto fantasticavamo su come avremmo potuto conciliare questo nostro hobby con un futuro lavoro da insegnante, pensando che magari avremmo potuto dedicarci part-time all’apicoltura”.

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“Dopo questa esperienza – prosegue – un po’ per gioco abbiamo iniziato a cercare un terreno che potesse ospitare dieci famiglie di api, un numero ridotto, giusto per iniziare a produrre il miele per noi e magari riuscire a venderlo a qualche amico”.

Giorno dopo giorno, passa un anno e l’unica chiamata che Chiara ed Emanuele ricevono è per una posizione da bidello. “Dopo un anno senza ricevere nessuna proposta lavorativa – continua – ci siamo iscritti a un corso di apicoltura, abbiamo iniziato a leggere libri in materia. Con il passare del tempo abbiamo deciso di fare un altro investimento, prendendo venti famiglie di api. Il problema, a questo punto però, era trovare il terreno per ampliare l’attività. Abbiamo provato a chiedere a diversi agricoltori e dopo una serie di risposte negative, abbiamo deciso di ricercare dei terreni disponibili tra i boschi abbandonati del torinese e con grande sorpresa, all’Ufficio Tecnico del Comune, abbiamo scoperto che ci sono moltissimi terreni, un tempo considerati zone di pascolo, abbandonati da anni. Siamo risaliti ai proprietari e insieme abbiamo concordato la formula per poter utilizzare il terreno”.

“Per i primi tre anni – racconta – abbiamo lavorato come hobbisti e producevamo solo miele. Poi, curiosando tra le diverse fiere di settore, abbiamo scoperto che ci sono tanti altri modo di vendere il miele: dal propoli, alla cera per candele e anche bomboniere al miele. Ora sono due anni che questa attività è diventata un lavoro vero e proprio. Subito è stato un po’ faticoso, perché abbiamo dovuto metterci in regola con la normativa vigente. Abbiamo avuto la fortuna di conoscere un agricoltore che ci ha aiutato a superare i momenti di difficoltà con i suoi consigli, anche perché ci sono operazioni in natura che non sono rimandabili e se non riesci a trovare  una risposta immediata rischi di guastare tutto il lavoro fatto. Ci siamo ingranditi a piccoli passi e per il 2016 abbiamo in progetto di aprire un laboratorio a Giaveno, per avere una piccola vetrina dei nostri prodotti e rispondere alla crescente richiesta di corsi e percorsi didattici delle scuole”.

Se il lavoro agricolo, specialmente in questo periodo di riscoperta della campagna, può avere un certo fascino non bisogna dimenticare che è la natura a dettare i tempi. “Con le api – spiega Emanuele – si lavora da marzo a ottobre e specialmente nei mesi che vanno da aprile a settembre si lavora a ritmi serrati, sveglia all’alba, una breve pausa pranzo e poi si torna a lavorare fino al tramonto. Non ci sono vacanze, non ci sono weekend”. Cosa vi aspettavate? Di passare la giornata sdraiati su un’amaca accarezzati dal vento, mentre, le api laboriose lavorano da se? Sì, ma il resto dell’anno che succede? “Da ottobre a marzo – racconta – le api vengono invernate, in questo periodo ci dedichiamo ai lavori di magazzino e alla vendita, alla scelta dei canali giusti e alla partecipazione a fiere e mercatini”. Lavorare a contatto con la natura non è una moda o uno stile di vita, ma un cambiamento profondo che porta ad adattare la propria vita ai i ritmi della natura.

“Chi non è felice con poco, non sarà felice con niente”
Josè Pepe Mujica

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