Kandinsky: la vita astratta inizia a trent’anni

Immaginate se un vostro amico, una persona con una vita come si dice.. .”normale”, una come tante con un lavoro rispettabile,  un bel giorno vi dicesse: da oggi mi dedico all’arte. Cosa pensereste di una persona così? Ciò che è certo è che non assocereste nessuna delle espressioni che vi possono venire in mente per descrivere Wassily Kandinsky. Eppure, se oggi il suo nome non ha bisogno di alcuna presentazione, questo è dovuto alla scelta di cambiare radicalmente vita, varcata la soglia dei fatidici “enta”. Quell’età in cui al giorno d’oggi se non si ha un lavoro, si vedono le proprie opportunità dimezzate: senza possibilità di poter fare uno stage o di essere assunti come apprendisti.  È l’età in cui, tornando al passato, artisti del calibro di Leonardo Da Vinci o di Pablo Picasso si erano già conquistati un posto d’onore nella storia dell’arte. Insomma, oggi come allora avrebbe tutto il sapore di un clamoroso colpo di testa. Ma facciamo un passo indietro. Nato a Mosca il 4 dicembre del 1866 da una famiglia borghese, terminati gli studi di economia e diritto nella capitale russa,  Kandinsky diventa presto assistente presso la Facoltà di legge. Insomma, non si può certo dire che fosse un perditempo.  Ma quella, non era la strada giusta o almeno probabilmente non lo era più. E così a trent’anni decide di lasciarsi alle spalle  la carriera universitaria e cambiare vita, per dedicarsi allo studio del colore e dell’arte a Monaco. Una scelta radicale  (di cui oggi molti gli sono grati) che segnerà l’inizio di una vera e propria rivoluzione artistica.

Lasciati gli amici di un tempo, entra in contatto con i maestri delle nuove avanguardie. Kandinsky inizia a fare i primi esperimenti su tela, alla ricerca di un’identità artistica. Ogni cosa richiede tempo e primi tentativi, anche per un grande maestro. Per riuscire a leggere il Kandinsky rivoluzionario ne passano ancora di anni. Occorre, infatti, attendere il 1910, quando all’età di 44 anni diede vita al “Primo acquerello astratto“, aprendo in parallelo a una nuova riflessione sullo spazio e i suoi elementi racchiusi nel trattato: “Lo spirituale nell’arte“. Tutto quello che viene dopo è entrato nella storia e in tutti i manuali di arte, che tra immagini e racconti, descrive la vita di un uomo rivoluzionario che abbandonato ogni riferimento alla realtà e alle convenzioni è stato ribattezzato il padre dell’astrattismo.

Oggi, nessuno oserebbe mettere in discussione la scelta di Kandinsky, eppure a priori quanti avrebbero scommesso sul suo futuro? Probabilmente nessuno. Forse qualcuno potrebbe ribattere: “Sì ma erano altri tempi”. E in fondo, sulla carta nessuna epoca è mai stata facile per gli artisti.

Perché ho scelto di iniziare da questa storia? Per sfatare un mito: il laureato pentito non è figlio della crisi che ci rende incerti e vulnerabili, ma è un capitolo di ogni tempo che non conosce confini.

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