Il giardino di Gioia Gottini è sempre più verde

Nel suo giardino non coltiva piante, ma seguendo il ritmo naturale dello scorrere delle stagioni, con la stessa dedizione di un buon contadino, coltiva piccoli-grandi talenti. Vi vedo perplessi… cosa vuol dire in pratica? In poche parole lei è Gioia Gottini, business coach e map maker, autrice di alcuni libri di successo come “Un fallimento ti salverà – tutte le strade portano al successo edito da Zandegù. Ha imparato il mestiere studiando business coach, personal branding, marketing e impresa, dalla scuola “americana”, ma agli aridi inglesismi preferisce definirsi all’italiana “coltivatrice di successi”, perché come ci racconta: un successo non nasce dal nulla ma “si coltiva con amore e cure, fino a quando non sbocciano i primi frutti“.Prima di scoprire la sua ricetta per un 2015 di successo, come da rituale, l’abbiamo sottoposta al nostro identikit.

IDENTIKIT
ANNO DI NASCITA: 1972
DIPLOMA: liceo classico
LAUREA: lingue
PROFESSIONE: coltivatrice di successi
SEGNI PARTICOLARI: uhm… molto incinta?
SITO: www.gioiagottini.com

Successo e fallimento sono due volti della stessa medaglia, anche se uno è più bello dell’altro. Iniziamo dal fondo e vediamo insieme a Gioia Gottini che cosa succede se vi trovate dal lato negativo della medaglia. A brindare davanti a un successo siamo tutti capaci, ma quante persone sono disposte a celebrare il proprio fallimento? Sicuramente poche e tra queste c’è anche lei che il 18 ottobre a Torino ha alzato i calici al cielo in occasione del “Fail Fest“. Ma la vera domanda è: come si fa ad andare fieri di un proprio errore? “Basta ammettere il fallimento con se stessi – spiega Gioia Gottini – dirlo agli altri (parenti e anche creditori!), trascinarsi per qualche tempo in pigiama (o tuta da casa) ascoltando Tiziano Ferro a tutto volume, piangerci un po’ su con un drink in mano, ma poi uscire, rimettersi in piedi, parlare con gli amici e tornare in pista, perché con un solido business plan, un rete di protezione e qualche buona idea (ci sono gli esercizi!) arrivare al successo, anche dopo un inciampo, è possibile!“. Detto così sembra quasi divertente.  “Quello che aiuta – sottolinea – è ridimensionare: un fallimento a volte è solo un piccolo inciampo nella strada del successo. Tante persone oggi di successo hanno collezionato importanti fallimenti, solo che non si sono fermate lì. Per ripartire è fondamentale saper trarre delle lezioni utili dal proprio fallimento, solo così non sarà accaduto invano”. In fin dei conti, come si legge sul suo libro: “Un fallimento non è la fine: è un passaggio tra un prima (in cui sognavi di realizzare qualcosa)
e un dopo (in cui deciderai di fare tutti gli aggiustamenti del caso e realizzare qualcos’altro). Per passare in modo fluido da uno stato all’altro, devi vivere al meglio anche lo stadio intermedio, ossia il fallimento”. 

un fallimento ti salverà tutte le strade portano al successo

Ma proviamo a passare dall’altro lato della medaglia. A sentire i telegiornali, l’anno nuovo non sembra promettere nulla di buono per l’Italia. Di diverso avviso è Gioia Gottini, abituata ad affrontare missioni impossibili, non si scoraggia e con il suo corso on demand propone la sua ricetta segreta “Per un 2015 di successo”, ed è pronta a scommettere che nel 2015 sarete pronti a brindare insieme il vostro traguardo raggiunto. Ma come si fa? “Per prima cosa – ci spiega – occorre avere una visione chiara di cosa volete realizzare, un planning ben fatto e tanta, tanta costanza per arrivare fino in fondo”. Non è obbligatorio, ma è assolutamente consigliabilepartire da un proprio talento specifico, perché questo è il modo migliore per arrivare al successo ed essere felici di quello che si fa”. La fase iniziale è quella più importante perché è il momento in cui è più facile inciampare in alcuni errori di valutazione, specialmente in un proprio progetto di impresa. “Gli errori – come spiega Gioia Gottini – spesso ci sono in fase ideativa, quando manca un business plan e una stima economica per capire se il business che vogliono realizzare sta in piedi economicamente. L’altro errore è non avere un target preciso”. “Ma attenzione – ci mette in guardia – non basta avere un sogno bisogna essere realisti. Non basta dire “vorrei fare la deejay”. Quello è solo il primo passo. Poi devi avere un piano d’azione: frequentare un corso? Contattare una radio? Proporti per delle feste private? E tutte queste cose vanno messe in agenda, e su queste devi darti un tempo, altrimenti tutto rimane un vago desiderio e non un obiettivo”.

Beccati! Sì starete pensando… ma se non ci sono i soldi che si fa? Anche a questo c’è un rimedio. “Escludendo le persone sotto la soglia delle povertà, che esistono ahimé anche in Italia – spiega – in molti casi la parte economica è una scusa. Un modo per dire <<eh, ma c’è la crisi, non ci provo proprio>>. Io penso che ci si possa provare anche in modo low cost. Insomma: niente scuse”. E in fondo, basta guardare al caso di molte start-up per vedere come attraverso il crowdfunding o altre forme di finanziamento, sia possibile realizzare i propri sogni anche con una semplice idea in tasca e senza raccomandazioni.

Un altro ingrediente importante e spesso indispensabile è dato dal lavoro di squadra. Lo sa bene Gioia Gottini, che nel 2013 ha dato vita al progetto di creare la Rete al Femminile, un network di donne che lavorano in proprio. “La Rete originariamente è nata a Torino, da una mia necessità: trovarmi con altre donne in proprio e confrontarci – racconta – E’ stato un tale successo (oggi a Torino siamo più di 200) che ho deciso nel 2014 di aprire la rete in tutta Italia. A oggi sono attive 23 province http://gioiagottini.com/rete-al-femminile/ , e ovunque le donne che partecipano ricevono aiuto, sostegno, condivisioni, in modo del tutto gratuito”. Come funziona? ” La rete – concludeè aperta a donne che lavorano in proprio residenti in una stessa provincia: credo molto nelle interazioni dal vivo, anche se i vari gruppi esistono e comunicano anche su Facebook. C’è un bel clima di supporto reciproco, nascono sempre nuovi progetti e collaborazioni”.

«Fallire è brutto, ma è peggio non aver mai provato ad avere successo».

-THEODORE ROOSVELT –

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