Il mondo visto dagli occhi di un artista: la Follia in blu di Folletto Graziano

Quando inizio a digitare il numero di telefono di Folletto Graziano sono le otto di sera di una giornata proprio no, di quelle che iniziano con il piede sbagliato e aspetti solo che finiscano. Non sapevo cosa aspettarmi da questa chiacchierata, in fondo tutto quello che so di lui è che è l’ometto sorridente e colorato che in un viaggio di ritorno da Torino mi aveva regalato un pezzo di universo, un piccolo tassello di un puzzle. Blu, come il colore del cielo.

Per tutti i pendolari della tratta Torino-Cuneo, Folletto Graziano ė un volto familiare, una nota di positività così acuta da apparire quasi stonata nel coro di malumori che si riversa ogni giorno sui treni delle Ferrovie dello Stato. Mentre inizia a raccontarmi la sua storia, provo a ricomporre il puzzle del suo universo. Mi racconta che prima di scoprire la sua vena artistica lavorava come barista. L’incontro con l’arte è avvenuto in età adulta, quell’età in cui la gente smette di sognare. Scopre un nuovo universo insegnando riciclo creativo nelle scuole. Nelle bottiglie di plastica vede forme e colori da plasmare attraverso la propria fantasia. Viene attratto dal blu di una bottiglia di plastica e quel colore diventa il marchio di fabbrica del suo progetto Follia in blu (Scopri il suo progetto su: www.folliainblu.altervista.org). 

“Il blu – mi spiega – è un colore speciale. Nella vita quotidiana il blu è il colore più razionale,  è il colore della regalità, delle auto del potere, delle divise. Ma il blu è anche fantasia. Per un sognatore come me il blu è il colore dell’irrazionalità, è il colore del cielo ma anche dei sogni. Il blu è il lato leggero del mondo”. Mentre mi parla, mi accorgo che i cattivi pensieri hanno fatto spazio alla curiosità di una bambina incollata al racconto di una favola. Così, lo interrompo e gli chiedo: dove nasce l’idea del pezzo di universo? “Sono un frequentatore affezionato del Balon di Torino (per chi non lo conoscesse è il tradizionale mercato di anticaglie e dell’antiquariato) – spiega – mi piace cercare i giochi tra le bancarelle. Un giorno, tra gli oggetti accatastati disordinatamente mi imbatto in un puzzle azzurro, tutto sparpagliato a terra. In quell’incontro casuale ho scoperto un pezzo di universo”.

Così leggero, il suo pezzo di universo è riuscito a confondersi con il cielo e a oltrepassare i confini. “Un pezzo di universo – racconta – è finito nelle tasche di una ragazza francese e grazie a quell’incontro ho avuto l’opportunità di andare a Parigi e portare le mie esposizioni, un’esperienza indimenticabile anche perché in Francia gli artisti sono considerati persone importanti. Un altro invece è arrivato addirittura in Australia“.
Non  è stato sempre tutto facile. Ci sono distanze più difficili da abbattere e non sono sempre le più lontane, a volte sono semplicemente quelle più radicate come la diffidenza e la paura.  “Quando cammino sui treni – racconta – incontro tanta gente, ma non tutti reagiscono allo stesso modo, alcuni sembrano spaventati dall’idea di un incontro diverso, forse troppo colorato per il loro modo di pensare. E questo mi dispiace. Credo che se la gente ė arrivata ad aver paura di un pezzo di universo ė perché probabilmente la dolcezza oggi spiazza. La tecnologia ha cancellato la magia della comunicazione. Si ė sporcata la spontaneità del donare ed è per questo che molti si tirano indietro. Alcuni temono di dover dare dei soldi in cambio. Ma se queste sono le cose che spaventano, in fondo, questo non può che farmi credere che nel mondo abbiano incontrato tanti lupi cattivi”.

Per ogni sorriso trattenuto, però, ce ne sono altri e forse sono molti di più che sono stati strappati da un pezzo di universo. Alcuni di questi volti possono essere visti nel gruppo di Facebook dedicato a lui: Graziano, il folletto che regala pezzi di universo! o sulle manifestazioni di affetto che compaiono sulla pagina di Folletto Graziano. Non so come faccia ad essere sempre così sorridente, lui dice che è tutto merito del fanciullino che lo porta a essere sempre gioioso verso l’universo.

Non so come sia fare i conti con un lavoro da artista, ma credo come sostengono Alain de Botton e John Armstrong  che l‘arte possa fornire gli strumenti che producono esperienze utili a tutti e accessibili ogni qualvolta riusciamo a distogliere gli occhi dalla tristezza. Folletto Graziano con me c’è riuscito e mentre riaggancio il telefono penso che il mondo non possa fare a meno degli artisti.

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